The new, fierce face of Saudi Arabia: la moda al sapore di rivoluzione

Stiamo assistendo negli ultimi anni ad una vera e propria rivoluzione su più fronti.

Sempre più paesi si stanno “occidentalizzando” (il che, non significa per forza che stiano evolvendo), amalgamandosi, omogeneizzandosi indissolubilmente tra di loro: un’unica moda, un’unica tendenza.

La cosiddetta “occidentalizzazione” – e la matrice capitalistica su cui si basa- è di per sé un processo complicato, che nel concreto però ci fornisce la spiegazione al perché degli abiti che si possono trovare in una lussuosa boutique di Manhattan, sono esattamente gli stessi che si trovano sull’altra faccia del pianeta, ad esempio nei grandi magazzini di città come Dubai.

Ma c’è però anche l’altro lato della medaglia.

Se la globalizzazione ha portato ad un appiattimento culturale generale, ha anche favorito però l’evoluzione in paesi come l’Arabia Saudita, in cui il ruolo -del tutto marginale- della donna è da sempre stato completamente soggetto al volere dell’uomo.

Questo processo porta con sé un’aria di cambiamento che non è stata mai così positiva: ci fa capire, in effetti, quanto sia importante e sorprendente la nascita di una fashion week tutta al femminile in un paese in cui le donne fino a due anni fa non avevano neanche la possibilità di guidare o di girare per il centro città senza la compagnia maschile.

Ora le donne non solo guidano le auto, ma anche lo scenario della moda locale.

La fashion week, che ad ottobre scorso ha celebrato la sua seconda edizione, è stato un successo mondiale: non solo è stata gestita esclusivamente da donne, ma ha anche il merito di aver dato una nuova immagine, completamente fuori dagli schemi tradizionali, della donna, ma soprattutto della moda del posto.

Se per secoli l’abbigliamento tipico consisteva infatti nel abaya, il classico velo indossato dalle donne mediorientali, ora lo si reinventa, tingendolo di mille colori, fantasie e forme diverse. Insieme all’abaya, tantissimi altri elementi tipici della cultura saudita ora entrano a far parte della cosiddetta “modest fashion“: design conservativi sì, ma anche con un gusto nuovo e chic.

Una rivoluzione, quella che sta accadendo ultimamente in Arabia Saudita, guidata da una principessa.

Eh sì, quella che sembra una favola post-moderna è, in realtà, simbolo concreto e intangibile di quanto questa rivoluzione sia solo il punto di partenza per un cambiamento.

La principessa in questione è la bella Noura Bint Faisal Al Saud, pronipote del re dell’Arabia saudita, nonché fondatrice del Saudi Arabia Fashion Community che, oltre ad organizzare la settimana della moda, ha l’enorme merito di aver apportato l’effettivo cambiamento al paese, reinventando la moda tipica e dando anche un’opportunità gigantesca ai designer locali.

Voglio che ogni designer dell’Arabia Saudita non abbia paura di uscire fuori dal proprio guscio e dimostrare al mondo di cosa si è fatti. Siate coraggiosi.

E’ un momento di grande cambiamento nel nostro paese, il nostro obiettivo è trasformare l’industria della moda […] vogliamo dimostrare che il paese non è solo una meta per gli investimenti ma è anche un centro culturale e creativo

E come se non bastasse, lo sviluppo del fashion in paesi del genere, tormentati continuamente da lotte intestine, ha perfino un valore diplomatico, unendo l’intera nazione araba, aprendola anche al business internazionale.

Tra i mille talenti locali c’è uno dei designer più acclamati, Arwa Al-Banawi, che all’ultima settimana della moda ha presentato la sua collezione di capi ispirati all’antica tradizione beduina ,e lo ha fatto in una maniera unica, riuscendo a fondere perfettamente il vecchio con il moderno, il locale con il globale.

Insieme a lei spunta il nome di Mashael AlRajhi , designer di quella che, insieme ad Al-Banawi, è stata una delle collezioni che ha riscosso maggiore successo. Ha creato infatti ,per colossi occidentali come Nike, capi da street wear infondendogli delle fantasie arabesche e creando, proprio in onore della settimana della moda saudita, il primo hijab da passerella.