[Tbilisi Fashion Week] How Cool Kids Do

Che cos’è e perché è “cool”:

Quando si parla di moda vengono immediatamente in mente capitali da sempre classificate come i “centri convenzionali” della moda stessa: Parigi, Milano, New York.

Metropoli le cui famose fashion week hanno la capacità di attrarre magneticamente l’attenzione della stampa, della critica, nonché del pubblico di tutto il mondo.

Dal 2009 in poi però, al fianco di questi rinomati colossi sta facendo sempre più capolino una nuova, “unconventional” fashion week che ha luogo nella caucasica città di Tbilisi, Georgia.

 



Questo centro, così come la Nazione stessa di cui è capitale, è sconosciuto o ignorato dalla maggiorparte del mondo: una città dal passato difficile e controverso ma che, come so-stengono testate del calibro del New York Times, è in effetti tra le 52 città più belle del mondo.

Negli ultimi anni in effetti, non è solo il turismo dovuto alle sue bellezze nascoste a diventare sempre più forte, ma è soprattutto l’industria del fashion locale a crescere di anno in anno, portando innovazioni, un nuovo concept, una nuova frontiera nel panorama internazionale del design e della moda.

Quello che non molti sanno però, è che Tbilisi in un certo senso è già la città della moda: luogo in cui è nato e cresciuto un grande personaggio come Demna Gvasalia, direttore creativo del noto brand “Balenciaga”; è proprio attraverso il lavoro per questo brand che è stato capace di creare qualcosa di interessante: affiancando agli eccentrici ma anche raffinati gusti occidentali quello che è lo stile misterioso ed intrigante che caratterizza la tradizione georgiana è stato in grado di trovare un equilibrio perfetto tra due culture, due visioni, due modi di intendere la moda differenti tra di loro;

in effetti è sulle stesse orme di Gvasalia ma soprattutto è quel sentimento di rivoluzione, quella voglia di mettere sotto i riflettori del mondo lo stile georgiano ad aver spinto la madre fondatrice di questo evento, Sofia Tchkonia, a creare tutto ciò: un grande progetto la cui etica viene riassunta dallo slogan “we must take care of nature”.

Sono infatti proprio il tema della natura, dei problemi ambientali, dell’eco-friendly ad essere state le linee guida su cui si sono mossi stilisti emergenti locali che hanno saputo incorporare tale concetto a quel sentimento di tradizione e cultura tipica.

In primis vi è una collezione, quella di Korsava che sicuramente ha colto a pieno tale obiettivo: sceglie infatti delle nuances ciliegia, colori sgargianti, anfibi e latex.

Quello che però ha colpito in particolare di tali creazioni è stata la scelta della maschera antigas, simbolo provocatorio delle problematiche ambientali che minacciano il nostro pianeta negli ultimi anni.

 

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Chi invece fa suo il concetto di cultura e tradizione della moda georgiana è senza dubbio Lasha Devdariani che sceglie invece dei toni più delicati, puntando tutto sull’uso di materiali pregiati come stoffe locali damascate e copricapo floreali rivalutando, al contempo, i tratti tipici della femminilità caucasica.

 

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“Oversize”,” loose” sono invece due dei termini chiave che possono descrivere lo stile optato da Mak Mari;

la scelta è poi abbinata a tinte tenui: rosa, grigio, beige che sono senza dubbio predominanti sulla sua passerella.

Va da sé che nell’insieme si conferisce un senso di comfort ma anche di modernità, femminilità, leggerezza, eleganza agli abiti della collezione primavera-estate.

 

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Qualcosa che, nel caos delle varie sfilate e passerelle ha puntato su di sé gli occhi di molti è l’acuta eccentricità che denota la collezione creata da Uta Bekaia;

colori vividi, teatralità, natura sono soltanto alcuni degli elementi che vengono mescolati tra loro ed immersi all’interno di un’atmosfera onirica dal gusto classicheggiante ma anche bizzarro.

 

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Per quanto riguarda invece lo streetwear i brand che andavano per la maggiore nelle affollate strade della capitale erano Gucci, Supreme, Adidas e Nike sportswear.

È proprio lo sport, ed ancora una volta, l’oversize a regnare, combinati però questa volta con stampe animalier (in linea in un certo senso con il tema naturale), pelle, colori fluo ma soprattutto qualcosa di inconsueto: le sigarette, qui usate come accessorio di moda in grado di completare e di trasmettere ancora di più quel senso di streetwear agli outfit di blogger, personaggi del mondo della moda, e designer stessi che sono stati definiti per questo motivo “cool kids”

 

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Il damascato protagonista anche nello streetwear, indossato in tal caso da un designer; elemento essenziale perché è in un certo qual modo in grado di riprendere e di reinterpretare in un mood più contemporaneo e casual quello che è il tipico costume nazionale.