Quando un deserto si trasforma in una città…

Siamo nel 1986, nel deserto del Nevada, quando per la prima volta viene ideato un festival originale ed eccentrico che, ancora oggi, affascina e attira migliaia di persone, che tra la fine di agosto e i primi di settembre si ritrovano sul terreno inospitale del deserto del Black Rock, dove per otto giorni vige la legge del baratto e del dono, sono ammessi soltanto veicoli mutanti ma soprattutto regnano l’arte e la cultura a 360° e ai partecipanti viene concessa libertà di espressione, con il divieto, però, di trasgredire determinate regole stabilite (uno dei dieci principi fondamentali alla base della cultura del festival è quello di non “lasciare traccia”).

 

Un festival non tradizionale, dove i partecipanti non vedono esibirsi su grandi palchi allestiti i loro idoli, come di solito accade in queste occasioni, ma diventano loro stessi i protagonisti che partecipano attivamente all’esperienza, cimentandosi in performance, balli, giochi, esibizioni…

 

Quello del Burning Man è, insomma, come è stato definito dagli organizzatori, più che un festival, un “esperimento sociale”, un’esperienza senza dubbio unica ed irripetibile, ma non adatta a tutti, sicuramente non a chi è restio ad affrontare temperature estreme e a chi manca un certo spirito di avventura e un pizzico di adrenalina… un festival, amato anche da molte star, che quest’anno dal 26 agosto al 3 settembre ha trasformato il deserto del Nevada in un’ affascinante metropoli con un tocco fantascientifico. Per quest’edizione, infatti, i partecipanti sono stati invitati a usare il loro estro e la loro fantasia per creare robot espressivi di ogni tipo.

 

Un tema di fantascienza, quello scelto dagli organizzatori, a mio avviso, di grande attualità, visto che ormai viviamo proprio in un mondo pieno di robot che ci guardano, ci seguono, ci hackerano, leggono i nostri tweet ed e-mail, ascoltano le nostre telefonate…

 



Quest’anno, a raggiungere la Black Rock City (affettuosamente chiamata la Playa), questa vivace città artificiale, che nasce e muore nell’arco di una settimana, una metropoli temporanea in cui quasi tutto ciò che accade è generato e creato interamente dai suoi cittadini, sono state tante modelle, star e celebrities che si sono travestite da creature mutanti e che hanno sfidato grandi tempeste di polvere in luoghi curiosi (sulla spiaggia di Burning Man ci si imbatte in un’insegna che reca proprio queste parole “I have dust in curious places”).

 

 

Presente tra le altre la modella statunitense Paris Hilton che ha sfoggiato il suo stile eccentrico con lunghe trecce; la bella ereditiera, che ha pubblicato una serie di scatti e di video sul suo profilo instagram, si è lasciata immortalare con una pelliccia multicolore, scrivendo ad hoc sotto un suo post “rainbow is my favourite colour” 🌈🌈; non sono poi di certo passati inosservati i suoi occhiali da aviatore a forma di cuore, con i quali la dea del deserto era pronta per il clima sabbioso del deserto 🏜🏜.

 

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Rainbow is my favorite color. 🌈😍🌈

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Ha fatto un’apparizione al festival di quest’anno e ha mostrato il suo fisico invidiabile anche la supermodella Alessandra Ambrosio, che ha sfoggiato quattro look straordinari immaginati dalla stylist Michelli Buback. A me è piaciuto particolarmente il suo look in stile bohémien: la bellezza brasiliana ha infatti optato per un ensemble completamente neutro che consisteva in poco più di alcune conchiglie, un body, una cintura con frange ricamate e un copricapo di piume. Vi lascio sotto qualche foto; per vedere altri scatti potete visitare il suo profilo instagram. Fatemi sapere quale look avete preferito!

 

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E non perdete nemmeno l’occasione di visitare il profilo di Carolina Minchetti che con i suoi look strepitosi sembra portarci per mano su un altro pianeta. Molto particolare l’outfit che potrete ammirare nella foto che vi posto sotto, per il quale lei sostiene di essersi ispirata ad una dea, madre dell’Oceano, e in generale agli elementi dell’acqua. In un altro outfit sceglie, invece, come elemento naturale a cui ispirarsi il fuoco, che sicuramente ben si addice al festival del Burning Man, che infatti si conclude con un momento simbolico, in cui un enorme uomo di legno posto al centro della città effimera viene dato alle fiamme.

 

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E navigando su instagram e ricercando l’hashtag #burningman potrete imbattervi anche nelle foto della modella canadese di origine russa Natalie Glebova per la quale tra la polvere del deserto, con l’arcobaleno alle spalle, i sogni diventano realtà.

 


 

Sperando di avervi offerto qualche spunto e invitandovi a fare qualche ricerca usando l’hashtag #burningman e a scoprire da sole qualche altro look, oserei dire, un po’ fuori dal normale, vi saluto e vi abbraccio calorosamente.

 

Ciaoooo!